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Paragrafo 3 . L'umiliazione di Bonifacio ottavo.

     
Mentre  gli  imperatori si sottraevano progressivamente  agli  impegni
italiani,  concentrando  i propri interessi sul  suolo  germanico,  il
papato  veniva turbato da una serie sconvolgente di eventi politici  e
religiosi, che ne avrebbero ridimensionato il ruolo carismatico svolto
fino ad allora nell'ambito del Cristianesimo.
     Lo  scontro  con  gli  imperatori svevi avvenuto  nel  corso  del
Duecento per la supremazia sul mondo cristiano, combattuto con l'aiuto
decisivo  della  casata  francese  degli  Angi  (vedi  capitolo  Sei,
paragrafo  3),  aveva avvicinato il papato agli interessi  d'oltralpe,
che  ne avevano condizionato le scelte politiche e la stessa elezione.
La  corte  pontificia pullulava infatti di prelati  provenienti  dalla
Francia,  che, ostentando fasti e ricchezze, ne dirigevano  ormai  gli
orientamenti.
     Questo   progressivo   predominio   francese   sul   papato    fu
momentaneamente interrotto quando sal al soglio pontificio,  dopo  un
lungo e sofferto conclave, l'eremita Pietro da Morrone, candidato  dei
movimenti  francescani pi radicali, con il nome di  Celestino  quinto
(1294).  Tuttavia,  trascorsi pochi mesi  di  pontificato,  dopo  aver
constatato  l'impossibilit  di sfuggire  ai  compromessi  politici  e
mondani della curia, Celestino quinto abdic.
     Al  suo  posto  fu  eletto papa un rappresentante  della  potente
famiglia  romana dei Caetani, Bonifacio ottavo (1294-1303).  Il  nuovo
pontefice  govern lo Stato pontificio e la Chiesa con  mano  ferma  e
decisa,  sempre  rispettando l'alleanza con  le  casate  francesi,  ma
cercando  contemporaneamente di riaffermare la supremazia  del  papato
nei  confronti dei feudatari romani e dei sovrani europei.  Intervenne
pesantemente  anche negli affari italiani, soprattutto  in  quelli  di
Firenze,  appoggiando nel 1301 una fazione locale  filopapale,  quella
dei  guelfi  neri,  che esili tra l'altro Dante e numerosi  esponenti
della parte avversa.
     
     
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     La  celebrazione,  nel 1300, del Giubileo, o  "anno  santo",  che
port  a Roma un grande numero di pellegrini in cerca di indulgenze  e
di remissioni dei peccati, ampli la fama del nuovo papa.
     Ma  quando Bonifacio ottavo entr in collisione con gli interessi
della politica dinastica francese, i suoi ambiziosi progetti, volti  a
estendere  illimitatamente il predominio spirituale e temporale  della
Chiesa, subirono un drastico ridimensionamento.
     I  primi  contrasti erano insorti alla fine del Duecento,  quando
il  re  di Francia, il capetingio Filippo quarto detto il Bello (1285-
1314), allo scopo di acquisire le risorse necessarie per la guerra che
stava  combattendo  con  l'Inghilterra, aveva imposto  una  tassazione
straordinaria  estesa anche ai beni ecclesiastici, senza  chiedere  il
permesso  al  papa.  Alle  rimostranze di quest'ultimo,  il  re  aveva
risposto impedendo l'afflusso dalla Francia verso Roma delle decime  e
delle  altre entrate dovute alla Chiesa. La situazione si aggrav  nel
1302, quando alla pretesa del re francese di procedere all'arresto  di
un  vescovo, il papa promulg una bolla, nota come Unam sanctam, nella
quale  riaffermava  decisamente la superiorit del pontefice  in  ogni
questione religiosa e laica.
     Fra  i  due poteri scoppi allora una guerra fatta di scomuniche,
concili e battaglie giuridiche, nella quale si giocavano da una  parte
la  credibilit  dell'autorit papale e dall'altra il prestigio  e  la
forza  della monarchia francese. Nel 1303 Filippo il Bello, forte  del
sostegno dei vescovi francesi, invi un drappello di armati in  Italia
per  catturare  il pontefice. Questo si era rifugiato ad  Anagni,  sua
citt  natale; qui venne raggiunto ed arrestato dai soldati  francesi,
aiutati  dalla  famiglia romana dei Colonna (i Colonna erano  acerrimi
rivali  dei  Caetani, la famiglia di Bonifacio ottavo).  Pochi  giorni
dopo il pontefice venne liberato da una sommossa popolare, ma, tornato
a Roma, mor dopo alcune settimane.
